Intervento del Fratello Compagno Daniele De Donatis alla Rispettabile Loggia “G. Libertini” n° 737 all’Oriente di Lecce

Carissimi fratelli, passo a intrattenervi su quello che a torto o a ragione è ritenuto un grande genio dell’umanità Lev Nicolaevic Tolstoj.
Lo spunto mi è stato fornito dalla lettura di un libro pubblicato in occasione del centenario della sua morte il cui titolo suggestivo è “Il risveglio interiore- Scritti sull’uomo, la religione, la società” (Incontri editrice 2010 – Modena) a cura di Guglielmo Leoni e Nicola Caleffi, con traduzione a cura degli Amici di Tolstoj.
Gli Amici di Tolstoj, residenti in Italia, costituiscono un gruppo di ricerca, costituitosi nel 1990 che si occupa dello studio, traduzione e pubblicazione degli scritti filosofico-religiosi di T. e della diffusione del suo messaggio di fratellanza e di pace. Operano nell´ambito dei movimenti nonviolenti e della solidarietà. Sono in collegamento con altri gruppi simili in altre parti del mondo.
Tolstoj e la massoneria
L’appartenenza massonica di Tolstoj è riferita come certa da molti autori, da altri invece è smentita.
Tolstoj conosceva indubbiamente molto della Massoneria. Suo padre ed alcuni membri della sua famiglia erano stati tra le colonne dei Templi nel primo ‘800, e gli sforzi compiuti dai massoni a favore dell’istruzione e dell’elevazione delle masse rurali russe non gli erano ignoti
Con tutta evidenza mostrò interesse e simpatia per la Massoneria (in particolare per quella collegata all’ordine iniziatico del Martinismo di orientamento spiritualista il cui scopo è il “perfezionamento interiore dell’essere umano” secondo gli insegnamenti del mistico francese Louis Claude de Saint-Martin, vissuto nella seconda metà del XVIII secolo.
Harald Quistgaard, dignitario della Gran Loggia di Svezia, in un suo articolo pubblicato da Travaux de Villard de Honnecourt (1976), organo dell’omonima Loggia, riportava il testo di una lettera scritta da Tolstoj a un autore massonico tedesco:
«Grazie mille per i vostri libri sulla Massoneria. Sono felice di vedere che inconsciamente sono un Massone (…). Dalla mia infanzia, provo grande rispetto per questa organizzazione e sono persuaso che la Massoneria ha reso grandi servizi al genere umano (…)».

Alcuni interessanti risvolti della Massoneria Russa del diciannovesimo secolo sono presenti anche nel celebre romanzo di Tolstoy “Guerra e Pace” ed il passaggio dedicato al personaggio di Bazdeev è davvero illuminante:
«- La suprema saggezza non ha per unico fondamento il raziocinio, né quelle scienze profane, come la fisica, la storia, la chimica, e via dicendo, nelle quali si frantuma la conoscenza razionale. La suprema saggezza è una. La suprema saggezza ha una sola scienza: la scienza del tutto, la scienza che s’applica alla spiegazione dell’intero universo e del posto che in esso occupa l’uomo. Per render se stessi capaci di una simile scienza, è indispensabile purificare e rinnovellare il nostro individuo interiore, e perciò, prima di sapere, è necessario credere e perfezionarsi. E, per il raggiungimento di queste mète, nell’anima nostra è stata posta una luce divina che noi chiamiamo coscienza.»

Ed ancora la complessa simbologia massonica è così spiegata da Tolstoj…attraverso uno dei protagonisti di G. e P.
Con un batticuore che gli mozzava il respiro Pierre si avvicinò al retore (così veniva denominato, nella massoneria, il fratello che preparava il cercatore a entrare nella fratellanza).
«Per quale ragione siete venuto qui «Per che cosa, voi, che non credete nelle verità della luce e non vedete la luce, per che cosa siete venuto qui, che cosa volete da noi? La saggezza, la virtù, l’illuminazione?»
«Una mezz’ora più tardi, il retore era di ritorno, per trasmettere all’aspirante quelle sette virtù, corrispondenti ai sette gradini del tempio di Salomone, che ogni massone doveva coltivare in se stesso. Queste virtù erano: 1) la discrezione, ossia il mantenimento del segreto dell’ordine; 2) l’obbedienza alle gerarchie più alte dell’ordine; 3) la costumatezza; 4) l’amore per l’umanità; 5) il coraggio; 6) la liberalità; 7) l’amore per la morte.»
Virtù quest’ultima da non fraintendere con un richiamo nichilistico all’abisso vertiginoso, bensì con l’amore della morte per l’aspettative di una ricompensa ultraterrena
Ma chi è era e chi è stato T.?
Sono opportune alcune brevi note biografiche di richiamo certamente insufficienti data l’estrema complessità e problematicità del grande pensatore animato da molteplici interessi e passioni
Nato a Jasnaja Poljana presso Tula a 180 Km. da Mosca il 28 agosto 1828 è stato non solo un grande e famoso scrittore russo ma anche un grande pensatore, filosofo, pedagogista, esegeta nonché un impegnato attivista sociale.
La fama di Tolstoj infatti è legata anche al suo pensiero pedagogico, filosofico e religioso, da lui espresso in numerosi saggi e lettere che ispirarono, in particolare, la condotta non-violenta dei tolstoiani e del Mahatma Gandhi.
La sua fu una vita lunga e tragica, nell’accezione più vera del termine, ossia nel senso che essa fu dominata da una profonda, segreta tensione: la si potrebbe definire una tragedia dell’anima.
T. stesso la divide in quattro periodi fondamentali:
– un primo tempo poetico, meraviglioso, innocente, radioso dell’infanzia fino ai quattordici anni;
– poi i venti anni orribili di grossolana depravazione al servizio dell’orgoglio, della vanità e soprattutto del vizio;
– il terzo periodo, di diciotto anni, che va dal matrimonio fino alla rinascita spirituale: il mondo potrebbe anche qualificarlo come morale, perché in quei diciotto anni conduce una vita familiare onesta e regolata, senza cedere a nessuno dei vizi che l’opinione pubblica condanna. Ma tutti gli interessi vengono limitati alle preoccupazioni egoistiche per la famiglia, il benessere, il successo letterario e a tutte le soddisfazioni personali;
– infine il quarto periodo è quello vissuto dopo la rigenerazione morale.

Perse entrambi i genitori, entrambi di antica nobiltà, quando era ancora bambino, la madre a due anni e il padre a nove. Rimasto orfano fu allevato, insieme ai suoi fratelli, dalla nonna e dalle zie e da precettori francesi e tedeschi. Trascorse l’infanzia e l’adolescenza a Jasnaja Poljana, a Mosca e Kazan’.
A quindici anni legge Voltaire e Rousseau; quest’ultimo eserciterà sul giovane Tolstoj una prolungata influenza. Per lungo tempo Tolstoj porterà al collo il medaglione del filosofo ginevrino.
Dal 1844 al 1847 frequentò la facoltà di orientalistica e poi quella di giurisprudenza all’università di Kazan’ senza portare a termine gli studî. La giovinezza fu infatti disordinata e tempestosa preferendo passare le serate tra feste e spettacoli e giochi d’azzardo con perdita anche di grosse somme di denaro.
Non arrivò mai alla laurea, provvedendo da solo alla propria istruzione con una formazione da autodidatta che gli provocherà spesso un senso di disagio in società.
Lasciata l’università si stabilisce a Jasnaja Poljana con l’intento di rendersi utile ai contadini.
All’inquietudine degli anni giovanili cerca risposte nei libri.
Legge molto, la Bibbia e soprattutto filosofi e moralisti in particolare Rousseau. Desideroso di apparire irreprensibile, assetato di sincerità, incline alla vita dissipata ma dotato di un forte senso morale, si diede rigide regole di comportamento. Stabilisce un programma per lo sviluppo delle sue capacità intellettuali e morali con lo scopo di operare sempre verso il bene. Ricorre presto a quella forma di autocontrollo che è il diario, che (lungo migliaia di pagine) curerà ininterrottamente fino alla morte.
Nel diario si trovano le prime considerazioni filosofiche, l’autoanalisi, la ricerca di uno scopo da dare alla propria esistenza, analizza e critica ogni sua azione e riflessione convincendosi, con il passare del tempo, che solamente il perfezionamento morale e individuale può combattere la corruzione dei governi e del potere, può estirpare ogni forma di sopruso e di violenza, può combattere il male e la menzogna meglio di qualsiasi riforma sociale poiché è la società stessa che corrompe l’uomo.
Tolstoj si rivelò subito un artista di grande talento: il suo primo racconto, Infanzia (pubblicato nel 1852), costituisce un vero capolavoro, non inferiore alle opere più tarde.
A questo racconto fanno seguito i lavori Adolescenza (1854) e Giovinezza (1857) con i quali Tolstoj emerge tra gli scrittori più famosi dell’epoca. Si tratta di scritti di contenuto autobiografico che racchiudono l’originalità delle sue opere postume in quanto costituiscono prova della precoce capacità di autoanalisi e di perspicacia psicologica.
Infatti, come ancor più raramente capita tra gli scrittori, Tolstoj ebbe un’incessante, tormentosa evoluzione interiore, lottò con sé stesso e con il mondo, e questa lotta, talora impetuosa, alimentò senza soste l’impulso creativo.
Dopo una breve vita militare (durante la guerra di Crimea T. partecipa all’assedio di Sebastopoli) frequenta gli ambienti letterari della capitale per poi decidere di stabilirsi definitivamente a Jasnai Poliana occupandosi delle terre e delle famiglie dei suoi contadini.
La partecipazione alla guerra di Crimea (1853) tra la Russia e l’impero ottomano e i suoi alleati (Francia Gran Bretagna e Regno di Sardegna) e all’assedio di Sebastopoli, ha lasciato un solco profondo nel giovane Tolstoj per la violenza e per la rovina dell’esercito russo e fornendogli copioso materiale per scrivere il ciclo dei tre Racconti di Sebastopoli e altre opere che sconvolsero la società russa per la spietata verità e per l’assenza di qualsiasi forma di romanticismo guerriero o di patriottismo sentimentale: nessuno infatti prima di lui aveva descritto la guerra in quel modo. Era una voce nuova anche nella letteratura mondiale.
La censura autorizzò a malincuore la pubblicazione dei tre Racconti di Sebastopoli. Voleva vietare la pubblicazione delle altre “per l’attegiamento derisorio nei confronti dei nostri coraggiosi ufficiali”, ma alla fine cedette, pur imponendo tagli e modifiche. Nel 1856 i racconti vennero raccolti in un volume con il titolo Racconti di Guerra.
Lasciato l’esercito, compie un lungo viaggio in Europa (con soggiorni in Germania, Svizzera, Francia, Belgio, Inghilterra, Italia). Conosce Pierre-Joseph Proudhon, Alexander Herzen, Charles Dickens, molte cose lo attiravano, molte altre lo sconvolgevano: il potere dei potenti, la povertà dei poveri, la pena di morte contro la quale – dopo aver assistito a una condanna – prende posizione
A cavallo dell’abolizione della servitù della gleba (1861) diventa giudice di pace nel dirimere le contese tra proprietari e contadini, sviluppando una crescente sensibilità verso le ingiustizie sociali.
Si apre per Tolstoj un periodo ricco di riflessioni, con un crescente interesse per l’istruzione popolare.
Decide di abbandonare gli impegni mondani, ivi compresi quelli letterari, per rifugiarsi nella propria tenuta.
Lontano dai centri mondani Tolstoj affronta i temi del rinnovamento della morale dell’umanità esortando al ritorno alla fede dei primi cristiani, per combattere il male non con la violenza, ma col miglioramento di se stessi. Critica tutte le istituzioni della società, vedendole volte a mantenere il popolo in stato di abbrutimento, contrariamente ai diritti naturali.
Si occupa dell’istruzione dei bambini del villaggio ed infatti nel 1859 apre a Jasnaja Poljana una scuola di matrice libertaria indirizzata prevalentemente ai figli dei contadini, in cui l’insegnamento è svolto senza modalità autoritarie e repressive (c.d. anarcopedia). Favorisce pure l’apertura di altre scuole analoghe. Mosso dal bisogno di coerenza, tenta di liberare dalla servitù della gleba i suoi contadini, che però si mostrarono diffidenti.
Nel 1862 mette ordine alla sua vita sposando Sofia Bers che conduce a vivere nella sua tenuta. Chiude la scuola, si dedica alla moglie e ai figli (ne avrà 13 di cui solo 9 raggiungeranno l’età adulta), amministra il suo patrimonio e soprattutto scrive molto. I due grandi romanzi Guerra e Pace e Anna Karenina tradotti e diffusi in tutto il mondo gli danno fama internazionale.
Guerra e Pace è la storia di alcune famiglie nobili nei primi due decennî del secolo, attraverso l’esperienza delle guerre napoleoniche. Vi affronta questioni fondamentali di carattere storico-filosofico, come il ruolo del popolo e dell’individuo nei grandi avvenimenti storici.
Due sono le date entro cui scorrono gli avvenimenti: il 1805, anno della prima, sfortunata campagna contro Napoleone che si chiude con la sconfitta di Austerlitz, e il 1812, anno della gloriosa guerra patria che vede insorgere tutto il popolo russo in difesa del territorio nazionale. E se l’ambiente sociale in cui si muovono i protagonisti è l’alta nobiltà moscovita e pietroburghese, il sostrato autentico verso cui tendono è il popolo, la nazione contadina, per lo più passiva, ma che nei momenti cruciali riesce a imporre la propria volontà.
Nel ritrarre la nobiltà Tolstoj non nasconde il proprio rifiuto, la propria intransigenza.
Il romanzo successivo, Anna Karenina (1873-1877), è un’opera aggressiva e polemica, che affronta gran parte dei problemi sociali di quegli anni. L’azione del romanzo si svolge in un ambiente che Tolstoj conosceva perfettamente: l’alta società della capitale. Tolstoj denuncia tutte le segrete motivazioni dei comportamenti dei personaggi, le loro ipocrisie e le loro convenzioni, e forse, quasi senza volerlo, mette sotto accusa non Anna, colpevole di aver tradito il marito, ma la società, colpevole di averla spinta al suicidio.
Studia un gran numero di lingue (compreso l’arabo, l’ebraico, l’aramanico) che apprende per approfondire bibbia e vangeli perché propenso a seguire una strada diversa da quella ufficiale della chiesa.
Nell’ultimo grande romanzo « Resurrezione » (1889-99) il protagonista cerca tenacemente di riscattare con una nuova vita le colpe della sua giovinezza. T. mostra di non aver perduto nessuna delle sue capacità analitiche, descrittive e narrative.
Il destino editoriale dei suoi scritti, mentre era in vita, fu assai avventuroso. Per lo più censurati in patria, venivano stampati all’estero, in Inghilterra, Svizzera, Francia dove tutta la sua opera era letta, tradotta e discussa. Molte delle opere più tarde apparvero postume perché l’autore non sentiva più l’urgenza di pubblicarle come pure molti degli scritti degl ultimi anni furono vietati dalla censura. T. infatti veniva considerato dalle istituzioni un sobillatore e un folle.
Subito dopo la sua morte, infatti, quasi all’improvviso si produsse un singolare fenomeno: su tutti i suoi scritti calò un velo di silenzio con la felice eccezione di Gandhi. Le opere non vennero più ristampate mentre si andava accreditando l’immagine di un T. narratore geniale ma mediocre filosofo tanto mediocre che non valeva nemmeno più la pena di rileggerlo.
L’edizione russa delle Opere complete, detta del “Giubileo”, (ben 90 volumi più uno con l’indice dei nomi), fu edita a Mosca dal 1929 al 1958: fu curata da Certkov il suo più fedele discepolo e fu iniziata nel centenario della nascita, da qui la denominazione. Ciascun testo è corredato da accurate introduzioni storico-critiche.
Siamo di fronte ad uno scrittore che, ad un certo punto del suo percorso di uomo, alle soglie dei 50 anni ormai ricco, famoso e amato si accorge che la vita non ha senso, che lo aspetta solo la malattia, la vecchiaia e la morte: a che scopo tutto ciò’? Non trovando risposta è preso da disperazione e pensa al suicidio. E’ la crisi del Buddha. Che T. stesso descrive ampiamente nella Confessione e in altri scritti.
Si disinteressa totalmente dei propri capolavori letterari perché sente l’urgenza di lavorare per la propria anima a volte in sintonia e a volte in contraddizione con le strade religiose più battute
Tutta la sua produzione letteraria gli appare un vano trastullo, lo disgusta. La sua cerchia sociale gli diventa sempre più estranea, si sente ostile agli intellettuali, agli scienziati che in migliaia di anni non hanno fatto progredire l’umanità nella conoscenza della giustizia e del senso della vita.
La salvezza gli giunge dalla lettura di testi religiosi (approfondita quella del Vangelo) per cui fino alla morte (avvenuta a 82 anni) T. cambia il suo modo di vivere, tra innumerevoli contrasti in famiglia, si veste come i contadini, fa lavori manuali, coltiva la terra.
Opera una penetrante e dolorosa riflessione su se stesso (che si traduce anche negli scritti proposti nel presente volume) e arriva ad interrogarsi sui significati più intimi, sul ruolo dell’uomo nel mondo, sul funzionamento della società. Rende esplicita una convinzione già abbozzata in precedenza: si può trovare un senso nella vita soltanto nella ricerca della verità. Abbandona l’ortodossia, si converte “al Vangelo”. Scopre che la dottrina ufficiale della chiesa falsa lo spirito e la lettera del Vangelo. Accanto alle sacre scritture cristiane che legge in maniera rigorosa T. legge altri testi religiosi orientali.
Scrive una nutrita serie di studî, saggi e polemiche sull’essenza della religione, sul senso della vita, sulla non resistenza al male ( “La dottrina cristiana”, 1898; “Sulla vita”, 1887; “Non uccidere”, 1907).
Si batte contro il dogmatismo religioso (“Critica della teologia dogmatica”, 1880), contro la pena di morte ( “Non posso tacere”, 1908; “Sulla pena di morte”, 1910), contro i sistemi economici e politici vigenti, contro la guerra.
Difende coloro che soffrono o che sono perseguitati per le loro convinzioni. Organizza con successo i soccorsi alle popolazioni colpite dalla carestia (1891-93), finanzia con i suoi diritti d’autore l’emigrazione in Canada degli appartenenti alle sette dei molokane e dei duchoborcy (si tratta di sette, cosiddette spirituali, dissidenti alle riforme delle cerimonie religiose della Chiesa Ortodossa russa)
La sua visione anarchico-religiosa è antidogmatica, fondata sulla ragione e contro ogni potere religioso e istituzionale (ogni autorità che si frappone tra l’individuo e Dio ostacola la libertà dell’individuo).
Diviene presto il capostipite della corrente anarchica denominata “anarchismo cristiano”, diffusasi in Russia, verso la fine dell’ottocento, per merito dei suoi insegnamenti.
A un certo punto egli scrive di se stesso:
“ Gli uomini, che mi odiano per le loro opinioni pseudo- religiose che io ho distrutto, mi amano per quelle sciocchezze del tipo Guerra e Pace e simili. Che sembrano loro importanti” (Diari 6.12.1908)
e ancor prima
“Prego i miei amici,… se vogliono occuparsi dei miei scritti, prestino attenzione a quella parte della mia opera in cui, attraverso di me parlava la forza di Dio. Spero che gli uomini, nonostante il contagio meschino ed impuro che ho potuto trasmettere questa verità, possano nutrirsi di essa” (Diari 27.03.1895).
Ma questa verità era tanto scomoda, sollecitava così chiaramente un cambiamento radicale di vita, che si è preferito ignorarla.
In religione nessuno può pretendere di assurgere a mediatore tra Dio e l’uomo, giacché pecca di presunzione chi pretende di insegnare agli altri a interpretare il pensiero e il volere di Dio col rischio di allontanarsi dall’essenza del cristianesimo. E in politica ogni governo diventa l’espressione e la prevaricazione del potere.

Libertà dal dogma e libertà dal sistema, comunione diretta con Dio e anarchia sono i principi che possono ridare all’uomo il senso e la gioia della vita. Nel tentativo di riportare la semplicità nella religione, ritradusse i Vangeli (1880), proponendo il messaggio di Cristo di là dal miracolismo e consegnando Cristo alla semplicità della morte.
La Chiesa, nella sua logica, non poteva che respingere questa rivoluzione. Nel 1901 sopraggiunge la scomunica dal Sinodo della chiesa ortodossa e la persecuzione, per volere dello zar, avendo egli anche denunziato le complicità della chiesa con lo zarismo.
Ma la sua autorità morale rimane immensa in Russia e all’estero ed i suoi scritti hanno una larghissima diffusione contribuendo alla formazione di un socialismo umano.

La sua fu una vita tormentata ricca di slanci e contraddizioni, caratterizzata da difficili rapporti con le autorità civili e religiose. Venerato dai contadini che al suo funerale accorsero in migliaia. Tolstoj non è stato mai amato dalle autorità religiose. Anche in occasione del centenario della sua morte il patriarcato si è rifiutato di cancellare la scomunica e addirittura lo Stato ne ha ignorato la ricorrenza pur riconoscendo che T. è stato effettivamente un grande scrittore.
Centrale nel suo sentire è il concetto di metanoia letteralmente “cambiare idea” trasformazione della mente e quindi della persona, una nuova predisposizione al vivere e all’altro che può nascere soltanto a partire da un autentico risveglio interiore.
Cerca quindi di trasmettere alla gente una serie di valori di verità, di cui ormai si ritiene portatore, di argomento molto vario quali: la non resistenza al male, la disubbidienza civile, l’antimilitarismo e l’obiezione al servizio militare, la pedagogia antiautoritaria, la critica radicale ad ogni sistema di potere statale o ecclesiastico, la critica dell’industrialismo e della scienza moderna, la condanna del lusso, dello sfruttamento delle masse operaie e contadine, l’esaltazione della civiltà agricola, il vegetarismo, la teoria dell’arte popolare, l’interesse per l’Oriente. In sintesi l’etica della fratellanza universale e della pace.
Si sente portatore di un messaggio per l’umanità. Individua l’origine dei nostri mali nella perdita di una comune spiegazione sul significato e lo scopo dell’esistenza, nella diffusione della violenza e dell’inganno nei nostri rapporti.
Ritiene necessario porre l’amore reciproco a fondamento dei rapporti umani, sia personali che sociali e politici, perché quest’amore è oggi per noi la sola via di salvezza.
Da ciò lo studio di quanto è stato elaborato da tutti i grandi pensatori in merito alla definizione degli autentici fondamenti religiosi della vita (scritti sul Socialismo).

Vecchio e malato, compie l’atto che aveva meditato per anni, e che ha ormai un valore soltanto simbolico: fugge, abbandonando famiglia e proprietà, in un supremo sforzo di coerenza. Muore il 7 novembre 1910 nella stazione di Astapovo dieci giorni dopo la fuga.
Le ultime parole da lui scritte sono: “Fais ce que dois” (“fa ciò che devi”).
Nonostante le autorità avessero fatto di tutto per passare sotto silenzio la sua morte, ai funerali di Tolstoj partecipò una enorme folla di contadini e gente del popolo. La sua influenza spirituale rimase viva nella popolazione russa rendendo la sua tomba meta di pellegrinaggi.

L’ultima stazione dello scrittore americano Jay Parini – da cui il film The Last Station di Michael Hoffman con Helen Mirren, Christopher Plummer, James McAvoy, Paul Giamatti e Ann-Marie Duffè) è un bellissimo romanzo storico sull’ultimo anno di vita di Lev Tolstoj, con un titolo capace di evocare, nello stesso tempo, la profonda religiosità dello scrittore – quasi che la sua morte coincida con una sosta all’ultima stazione della sua personale via crucis – e la stazioncina di Astapovo, ultima fermata nel percorso della sua vita.
La stazione di Astapovo è diventata un piccolo museo alla memoria di Tolstoj. Vi si è tenuto un convegno in occasione del centenario della morte e ci sono dei pullman che partono giornalmente dalla stazione della metropolitana Šcëlkovskaja di Mosca e portano ad Astapovo che ora ha assunto il nome di Lev Tolstoj.

Gli scritti che vengono proposti con il volume “Il risveglio interiore- Scritti sull’uomo, la religione, la società” appartengono all’ultima parte della vita dello scrittore russo. Si tratta di saggi, articoli e riflessioni su alcuni dei temi che impegnarono maggiormente T. dagli anni 80 del XIX secolo fino alla sua scomparsa nel 1910.
Sono gli anni che vedono compiersi in T. una profonda crisi interiore, elaborata sia nelle opere narrative (Resurrezione, Padre Sergej) sia in uno scritto come la Confessione che si chiude con un vero e proprio monito a sé e agli altri uomini impegnati in una via di ricerca spirituale.
Questi i 9 scritti raccolti nel volume:
Il bastoncino verde – Il non agire – L’unico mezzo – Amatevi gli uni gli altri – Perché i popoli cristiani in generale e il popolo russo in particolare si trovano in una situazione disastrosa – La legge della violenza e la legge dell’amore – Sul socialismo – Sulla pazzia – Sul suicidio
In particolare nel saggio “L’unico mezzo” T. si sofferma sulla legge divina “agisci verso gli altri come tu vuoi che gli altri agiscano verso di te” o come è espressa dal saggio cinese Confucio “non fare agli altri ciò che non vuoi che altri ti faccia”.
“E’ da molto tempo che gli uomini dovrebbero agire in tal modo poiché questa legge è stata espressa quasi simultaneamente da Confucio, da Budda, dal saggio ebreo Hilel (famoso leader religioso ebraico , una delle figure più importanti della storia ebraica) e da Cristo.
Si tratta di un comandamento che costituisce tutta la legge e contiene tutta la dottrina necessaria agli uomini.
Tuttavia duemila anni sono trascorsi e non solo gli uomini non obbediscono a questa legge (legge di reciprocità) e non la insegnano ai figli, ma la maggior parte non la conoscono neppure e se la conoscono la credono o non necessaria o irrealizzabile
Quindi nel tempo quanti ( un piccolo numero) hanno avuto il dominio sugli altri hanno frapposto e imposto centinaia e migliaia di altre leggi ritenute più importanti e più obbligatorie che non la legge di fare ….
In particolare, capi religiosi, capi politici, i dotti e i ricchi pur non negando la legge stessa le hanno opposto una tal quantità di leggi di ogni sorta (ecclesiastiche, politiche e scientifiche) che hanno fatto scomparire la legge semplice e chiara di Dio il compimento della quale libererebbe da ogni sofferenza la maggior parte degli uomini.
Le dissertazioni teologiche oppure le discussioni governative e scientifiche possono essere molto elevate e profonde ma non sono mai accessibili se non ad un piccolo numero di uomini. Mentre la legge..è accessibile a tutti gli uomini senza distinzione di razza, fede, istruzione ed anche di età.
Inoltre i ragionamenti teologici, governativi e scientifici ritenuti per veri in un luogo ed in un certo tempo, sono considerati falsi in un altro luogo e in un altro tempo; mentre la legge – di agire verso gli altri come si vuole che gli altri agiscano verso noi stessi – ovunque sia conosciuta è ritenuta come la verità e non può cessare di essere verità per coloro che l’hanno una volta conosciuta.
La principale differenza tra questa legge e tutte le altre è che le leggi ecclesiastiche, statali e scientifiche non solo non pacificano gli uomini e non danno loro il bene, ma spesso queste leggi stesse producono le peggiori discordie e molte sofferenze.
Mentre la legge, se soltanto fosse accettata dagli uomini, non potrebbe produrre altro che conseguenze infinitamente benefiche e varie in quanto definiscono tutti i diversi rapporti degli uomini fra di loro, sostituendo ovunque alla discordia ed alla lotta, la concordia ed il reciproco aiuto.
Purché gli uomini, liberandosi dagli inganni che nascondono loro la legge, la riconoscano come obbligatoria e vogliano applicarne alla vita tutte le conseguenze apparirà la scienza di come devono essere risolti in base a questa legge, tutti i rapporti degli individui fra di loro, come pure tra gli individui e la società. E se questa legge venisse fondata, se tutti, bambini e adulti, l’imparassero, così come oggi imparano superstizioni dannose e scienze spesso inutili o anche nocive, allora cambierebbe completamente la vita degli uomini e, di conseguenza,le penose condizioni nelle quali vive adesso la grande maggioranza di essi.”
Insomma il cuore del suo messaggio può racchiudersi in questa frase (dai Diari 29.11.1901):
“il prossimo compito della vita consiste nel sostituire la vita fondata sulla lotta e la violenza con una vita fondata sull’amore e il ragionamento”.
In particolare, sulla non resistenza al male e sull’amore, T. ha scritto centinaia di pagine tra saggi e lettere che hanno ispirato, in particolare, la condotta non-violenta dei tolstoiani e del Mahatma Gandhi nell’azione politica.
La filosofia nonviolenta tolstojana si manifesta in tutta la sua potenza nel romanzo del 1892 Il Regno di Dio è in voi. Il testo, fortemente ispirato alla disobbedienza civile di H.D.Thoreau, individua nella non-violenza il mezzo di lotta contro chi soffre ingiustamente: per esempio i contadini oppressi, le vittime di carestie, i seguaci di sette perseguitate come i molochany e i duchobory (dei quali favorisce l’ emigrazione in Canada offrendo loro i diritti d’autore di Resurrezione).
Gandhi leggerà Il Regno di Dio è dentro di voi, in Sudafrica nel 1894 restandone influenzato e più tardi scriverà:
” quarant’anni fa mentre attraversavo una grave crisi di scetticismo e dubbio, incappai nel libro di T. Il Regno di Dio è dentro di voi e ne fui profondamente colpito. A quel tempo credevo nella violenza. La lettura del libro mi guarì dallo scetticismo e fece di me un fermo credente nell’ahimsa (termine sànscrito = non violenza).
Quello che più mi ha attratto nella vita di Tolstoj è il fatto che egli ha praticato quello che predicava e non ha considerato nessun prezzo troppo alto per la ricerca della verità.
Fu l’uomo più veritiero della sua epoca. La sua vita fu una lotta costante, una serie ininterrotta di sforzi per cercare la verità e metterla in pratica quando l’aveva trovata. […]
Fu il più grande apostolo della non violenza. Nessuno in Occidente, prima o dopo di lui, ha parlato e scritto della nonviolenza così ampiamente e insistentemente e con tanta penetrazione e intuito.
[…] La vera ahimsa dovrebbe significare libertà assoluta dalla cattiva volontà, dall’ira, dall’odio, e un sovrabbondante amore per tutto.
La vita di T., con il suo amore grande come l’oceano, dovrebbe servire da faro e da inesauribile fonte di ispirazione, per inculcare in noi questo vero e più alto tipo di ahimsa”

La data del 1894 e l’incontro fra T. e G. segnano l’inizio di tutta la nonviolenza moderna. L’Occidente si incontrò con l’Oriente, la non resistenza evangelica con la ahimsa induista.
E moltissimo ha da dirci ancora oggi T. sull’antimilitarismo. Le sue pagine contro la guerra e il servizio militare sono forse le più belle che siano state scritte in assoluto sull’argomento. Egli denuncia l’insanabile contraddizione fra la coscienza cristiana, la coscienza civile evoluta e la guerra.
Con lui è scomparso uno dei grandi geni che hanno onorato la specie umana non solo con le opere dell’ingegno ma anche con un apostolato ideale di bontà a cui gli uomini di pensiero libero poter fare riferimento, sicuri di trarne un ammaestramento e un incoraggiamento nella lotta faticosa contro il privilegio e per la libertà.
In epoche di smarrimento torna utile riprendere quanto già abbondantemente scavato e dissodato dai grandi uomini che come T. hanno indagato a fondo sull’uomo.
E gli Amici di T., ed io con loro, crediamo che, nell’attuale crisi di valori e nell’estremo pericolo in cui ci troviamo, occorra riscoprire, conoscere e far conoscere, assimilare nella nostra cultura i testi di T. misteriosamente oscurati, il suo messaggio evolutivo e salvifico per ricondurre l’umanità errante sul retto cammino. Il suo sforzo è volto a farci passare dalla dimensione magico-ritualistica a quella etica, dalla conflittualità alla collaborazione. Egli fornisce le coordinate e le indicazioni essenziali per attraversare lo iato, il baratro che ci separa da questa nuova era che, come speriamo, possa essere di fratellanza e di pace.
Prestare ascolto al T. di questi saggi al suo richiamo così radicale può essere un opportuno esercizio interiore anche per l’uomo del XXI secolo.

Chiedo scusa se ho abusato della vostra pazienza e di tanto vi sono fraternamente grato.

Lecce, 18.12.2011

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Appendice

Mostra congiunta “Tolstoj-Leopardi. Il respiro dell’eternità”,
Giacomo Leopardi (1798-1837) Lev Tolstoj (1828-1910 )

Nell’ambito dell’Anno della Cultura e della lingua russa in Italia e della cultura e della lingua italiana in Russia il 2 luglio scorso, presso Palazzo Leopardi in Recanati, è stata inaugurata, la mostra congiunta “Leopardi – Tolstoj. Il respiro dell’anima”.
La mostra è rimasta aperta al pubblico fino al 21 agosto ottenendo un gran successo di pubblico con circa 8.000 visitatori in meno di due mesi, suscitando un forte interesse presso la comunità scientifica ed il pubblico in genere.
Dal 1° di ottobre la mostra si è poi trasferita nella Tenuta Museo dello scrittore a Jasnaja Poljana, vicino a Tula (a 180 Km. Da Mosca) e vi resterà fino al 27 novembre 2011
Nella versione russa la mostra ha assunto il titolo “Tolstoj-Leopardi. Il respiro dell’eternità”, arricchendosi di molto materiale inedito.
A inaugurare la mostra, insieme al presidente della Regione Marche, i due discendenti diretti dei grandi scrittori, il conte Vladimir Tolstoj, direttore dell’Istituto Federale della Cultura ”Casa-Museo di Lev Tolstoj a Jasnaja Poljana” unitamente alla famiglia comunità dei Tolstojani in Italia ed il conte Vanni Leopardi, trisnipote del grande poeta marchigiano, attento curatore della memoria di famiglia di Casa Leopardi.
L’occasione della mostra è valsa anche a proporre di più Giacomo Leopardi a livello internazionale, dove è ancora poco conosciuto: fra poco per esempio viene prevista la pubblicazione dello Zibaldone in Inglese.” E la Regione Marche per questo evento ha anche ideato il celebre spot dove Dustin Hoffman legge l’Infinito, quale veicolo eccezionale per la promozione della terra natia del poeta che interpreta le Marche come terra di cultura e di poesia.
La mostra che accosta Leopardi a Tolstoj è inserita nel più vasto progetto di cooperazione denominato “Leopardi-Tolstoj: i grandi parchi letterari europei, dal Colle dell’Infinito ad Jasnaja Poljana”, e quindi per la creazione di una rete di parchi letterari europei e per lo sviluppo delle case-musei degli scrittori come centri culturali.
La mostra nasce con il patrocinio del Ministero della Cultura della Federazione Russa e il Consolato Onorario della Federazione Russa di Ancona, in stretta collaborazione con l’Agenzia Regionale di Sviluppo (Svim Sviluppo Marche Spa), il Comune di Recanati, la Casa Leopardi, il Centro Nazionale di Studi Leopardiani di Recanati, il Centro mondiale della poesia e della cultura “G. Leopardi” oltre agli enti locali e all’ Università di Macerata.
Il progetto si articola sostanzialmente in un’attività di studio, non tanto delle affinità storiche e culturali, quanto di un confronto serrato, quasi un ossimoro, tra i due Grandi e i relativi periodi storici, che esalta il contenuto degli studi per valorizzarne i contenuti anche in relazione ai contesti regionali di provenienza dei due Grandi Letterati.
Si tratta di un progetto di grande rilievo e di indubbio fascino, sorretto in modo determinante dalle rispettive famiglie Leopardi e Tolstoj, che hanno saputo conservare mirabilmente nel tempo, sia a Recanati che a Jasnaja Poljana, la memoria e le opere dei loro illustri congiunti.
Nella mostra sono stati infatti esposti sia manoscritti che oggetti appartenuti ai due artisti, sicché la stessa costituisce una brillante mappa dell’opera e della biografia dei due grandi classici.
Nella mostra sono stati scelti alcuni termini di confronto specifici come amore, natura, amicizia, donna…. e tutta la fase delle prima formazione intellettuale e poetica dei due autori nasce nell’ “incubatore” che è la provincia: Recanati (‘natio borgo selvaggio’ delle Ricordanze) per Leopardi e la tenuta di Jasnaia Poliana per Tolstoj).
Lontani nel tempo e nello spazio, diversi per temperamento, tipo di vita, ambiente e momento storico L. e T. s’incontrano lungo la linea interna degli ideali e si confrontano con la vitalità, il desiderio di vivere e di sperimentare.
A quindici anni Tolstoj legge Voltaire e Rousseau ed è quest’ultimo che esercita una forte e prolungata influenza tanto sul giovane Tolstoj (il quale addirittura portava al collo un’immagine del filosofo ginevrino), quanto su Giacomo Leopardi, costituendo, il filosofo, una delle letture preferite della biblioteca del padre Monaldo.
Entrambi aristocratici, stregati dal radicalismo di Rousseau, dalla suggestione roussoiana dell’uomo, dominati dall’inquetitudine e dalla ricerca del senso della vita, hanno lasciato un messaggio forte e illuminato.
Non poche cose legano Leopardi a Tolstoj. Entrambi si occupano degli stessi problemi e tutti e due propongono soluzioni contro gli eccessi della civilizzazione contro la mancanza di solidarietà sociale e contro l’allontanamento dalla natura, proponendo, come antidoti, l’indagine sui comportamenti umani, l’impegno sociale, l’impegno per la nonviolenza, la salvaguardia delle risorse del pianeta con la ricerca del contatto con la natura, l’etica della fratellanza universale e della pace. Oltre all’invito a riconsiderare il significato religioso dell’esistenza, centrato sulla figura del Cristo e sui precetti del Vangelo.
Il potere e l’attrazione della scrittura, come anche la tensione all’infinito, il rapporto tra finito e infinito, uomo e Dio, sono elementi comuni ai due autori.